Trading con i volumi: cosa significa leggere il mercato attraverso gli scambi

Quando si parla di trading con i volumi si rischia spesso di fare confusione.

C’è chi guarda i volumi come un semplice istogramma sotto il grafico, chi li usa solo per confermare un movimento del prezzo, chi invece pensa che basti vedere un picco di volume per avere automaticamente un segnale operativo.

A mio avviso il punto è un altro.

Il prezzo ci dice dove il mercato è arrivato. I volumi ci aiutano a capire come ci è arrivato, con quanta partecipazione e, in certi casi, con quale pressione da parte degli operatori più aggressivi.

Questo non significa che i volumi permettano di prevedere il mercato con certezza. Sarebbe una sciocchezza dirlo. Significa però che, se impariamo a leggerli nel modo corretto, possiamo avere qualche informazione in più rispetto a chi guarda soltanto il grafico dei prezzi.

E nel trading, spesso, la differenza non la fa l’indicatore miracoloso — che, credetemi, non esiste. La fa la qualità delle informazioni che sappiamo leggere e il modo in cui le contestualizziamo in un metodo operativo.

Cosa sono i volumi di scambio

I volumi di scambio indicano quante unità di uno strumento finanziario sono state negoziate in un certo intervallo di tempo.

Su un grafico daily, ad esempio, il volume ci dice quanti contratti, azioni o lotti sono stati scambiati durante quella giornata. Su un grafico a 5 minuti, invece, il volume ci dice quanti scambi sono avvenuti dentro quella singola barra a 5 minuti.

Detta così sembra una informazione molto semplice. In realtà è una delle informazioni più importanti che possiamo avere a disposizione, perché il mercato non si muove nel vuoto.

Un prezzo che sale con poca partecipazione ha un significato diverso da un prezzo che sale spinto da volumi importanti. Allo stesso modo, una correzione con volumi in diminuzione è molto diversa da una discesa accompagnata da vendite aggressive.

Il problema, naturalmente, non è vedere il volume. Quello lo mostrano quasi tutte le piattaforme. Il problema è saperlo interpretare.

Perché il prezzo da solo non basta

Molti trader iniziano guardando solo il prezzo: supporti, resistenze, trendline, massimi, minimi, pattern grafici.

Non c’è nulla di sbagliato. Il prezzo resta il primo dato da osservare. Però il prezzo, da solo, racconta solo una parte della storia.

Facciamo un esempio semplice.

Il mercato rompe al rialzo una resistenza. Il trader che guarda solo il prezzo vede la rottura e pensa: “Bene, il mercato è forte”.

Ma quella rottura è avvenuta con partecipazione reale oppure con pochi scambi? È stata sostenuta da acquisti aggressivi oppure è stata solo una fiammata momentanea? Dopo la rottura sono entrati nuovi compratori oppure il mercato ha iniziato subito a scaricare?

Sono domande che il prezzo, da solo, non sempre riesce a chiarire.

I volumi non danno una risposta matematica, ma aiutano a leggere meglio il contesto. E il contesto, nel trading, è spesso più importante del singolo segnale.

Esempio di trading con i volumi e delta positivo su S&P 500 futures
Esempio su S&P 500 futures: l’aumento dei volumi e del delta positivo accompagna l’accelerazione rialzista; la successiva correzione avviene con volumi più contenuti, prima della ripresa del trend.

Prezzo e volumi devono essere letti insieme

Una delle regole classiche dell’analisi tecnica dice che un trend sano dovrebbe essere accompagnato dai volumi.

In un trend rialzista, idealmente, vorremmo vedere volumi più sostenuti nelle fasi di salita e volumi più contenuti nelle correzioni. In un trend ribassista, al contrario, vorremmo vedere volumi importanti nelle fasi di discesa e minore partecipazione nei rimbalzi.

È una regola semplice, ma non va presa in modo meccanico.

I mercati di oggi sono diversi da quelli descritti nei vecchi manuali di analisi tecnica. Abbiamo algoritmi, alta frequenza, strumenti derivati, liquidità che cambia rapidamente e flussi che spesso vengono distribuiti in modo meno evidente.

Questo però non rende inutili i volumi. Anzi. Rende ancora più importante leggerli con strumenti adatti e, soprattutto, con buon senso.

Il volume non va guardato come un semaforo verde o rosso. Va interpretato come una traccia.

Per questo, nella pratica, non mi interessa osservare il volume come dato isolato. Mi interessa capire se accompagna il movimento, se lo contraddice, se compare su un livello importante o se segnala una possibile perdita di efficacia del movimento stesso.

Il volume, da solo, resta un numero. Letto insieme al prezzo, al livello e alla reazione successiva del mercato, può diventare una traccia utile.

Le “mani forti”: cosa significa davvero

Nel linguaggio del trading si usa spesso l’espressione “mani forti”.

Con questa espressione si indicano, in modo un po’ generico, gli operatori con grande capacità finanziaria: istituzionali, fondi, banche, grandi operatori professionali. Soggetti che, per dimensione e capacità di intervento, possono incidere molto più del singolo trader retail.

Bisogna però stare attenti a non trasformare questo concetto in una favola.

Non possiamo sapere in anticipo cosa farà un grande operatore. Non abbiamo le sue informazioni, non abbiamo la sua tecnologia, non abbiamo la sua capacità di assorbire rischio. Pensare di “sapere cosa fanno le mani forti” in senso assoluto è pericoloso.

Quello che possiamo fare, più realisticamente, è osservare le tracce che certi comportamenti lasciano sul mercato.

Quando entrano molti contratti su determinati livelli, quando il prezzo non riesce a proseguire nonostante forti acquisti o forti vendite, quando il volume si concentra in certe aree, quando il delta diverge dal prezzo, qualcosa possiamo iniziare a leggerlo.

Non come certezza. Come indizio operativo.

Ed è già molto.

Book, Time & Sales e scambi reali

Per capire meglio il discorso bisogna distinguere tra proposte e scambi eseguiti.

Nel book di negoziazione vediamo le proposte di acquisto e di vendita presenti sui vari livelli di prezzo. Da una parte ci sono i compratori disposti ad acquistare a un certo prezzo, dall’altra i venditori disposti a vendere.

Ma quelle sono proposte. Non sono ancora volumi scambiati.

Il volume vero nasce quando avviene lo scambio, cioè quando un ordine viene eseguito. È lì che il mercato lascia una traccia concreta.

Il Time & Sales mostra proprio questo: gli scambi effettivamente avvenuti, con quantità e orario. Da lì possiamo iniziare a distinguere, per convenzione operativa, gli scambi avvenuti in acquisto da quelli avvenuti in vendita.

Qui bisogna chiarire un punto che spesso crea confusione.

Per ogni contratto comprato c’è sempre un contratto venduto. Questo è ovvio. Non può esistere una compravendita senza una controparte.

Quando però diciamo che un contratto è stato “comprato” intendiamo, più precisamente, che l’operatore aggressivo ha comprato colpendo la lettera, cioè l’ask. Quando diciamo che un contratto è stato “venduto”, intendiamo che l’operatore aggressivo ha venduto colpendo il denaro, cioè il bid.

È una distinzione fondamentale, perché ci permette di ragionare non solo sul volume totale, ma anche sull’aggressività degli scambi.

Delta e cumulative delta

Da questa distinzione nasce il concetto di delta.

Il delta misura la differenza tra i volumi scambiati in acquisto e quelli scambiati in vendita in un certo intervallo di tempo o su un certo livello di prezzo.

Se in una candela abbiamo più contratti eseguiti in acquisto che in vendita, il delta sarà positivo. Se prevalgono le vendite aggressive, il delta sarà negativo.

Il cumulative delta, invece, somma progressivamente il delta delle singole barre e consente di osservare l’andamento complessivo della pressione aggressiva nel tempo.

Questi strumenti diventano interessanti soprattutto quando non confermano il prezzo.

Per esempio, il prezzo fa un nuovo massimo, ma il cumulative delta non lo segue. Oppure il prezzo scende, ma le vendite aggressive non riescono più a produrre nuovi minimi significativi.

In questi casi non abbiamo un segnale automatico, ma abbiamo un’informazione da valutare.

Il mercato sta ancora spingendo davvero? Oppure sta iniziando a perdere forza? C’è assorbimento? C’è distribuzione? C’è una possibile trappola?

Sono domande operative molto più utili del classico “compro o vendo perché l’indicatore ha incrociato”.

Esempio di divergenza tra prezzo e delta su DAX futures
Esempio su DAX futures: le divergenze tra prezzo e delta possono segnalare una perdita di efficacia della pressione aggressiva. Non sono segnali automatici, ma informazioni da valutare nel contesto.

Volume Profile e aree di interesse

Un altro strumento molto utile è il Volume Profile.

A differenza dell’istogramma classico, che mostra i volumi nel tempo, il Volume Profile mostra i volumi per livello di prezzo.

Questo cambia completamente il punto di vista.

Non ci interessa più soltanto sapere quanto volume è stato scambiato in una certa candela, ma su quali livelli il mercato ha scambiato di più e dove invece ha scambiato poco.

Le aree ad alto volume indicano zone in cui il mercato ha trovato equilibrio, accettazione, interesse. Le aree a basso volume, invece, possono indicare zone attraversate rapidamente, con minore accettazione del prezzo.

Nel Volume Profile assumono particolare importanza il POC, o PVP, cioè il livello di prezzo con il maggior volume scambiato, e la Value Area, l’area nella quale si concentra una parte rilevante degli scambi.

Anche qui, però, attenzione: il POC non è una bacchetta magica, la Value Area non è una formula per entrare automaticamente a mercato.

Sono riferimenti. Livelli di lettura. Zone in cui osservare la reazione del prezzo, sempre che reazione vi sia.

La differenza la fa sempre il metodo con cui questi strumenti vengono inseriti dentro una decisione operativa.

VWAP e prezzo medio ponderato per i volumi

Tra gli strumenti collegati ai volumi va citato anche il VWAP, cioè il Volume Weighted Average Price.

Il VWAP rappresenta il prezzo medio ponderato per i volumi. In parole semplici, non calcola una media qualunque del prezzo, ma tiene conto di dove sono avvenuti gli scambi.

Per questo viene osservato anche da molti operatori professionali.

Il prezzo sopra o sotto il VWAP, la reazione su una sua deviazione, il comportamento del mercato quando torna verso quel livello possono dare informazioni utili, soprattutto in ambito intraday.

Anche in questo caso, però, il punto non è usare il VWAP come linea magica. Il punto è capire se il mercato sta accettando prezzi sopra o sotto un certo riferimento medio ponderato dai volumi.

Footprint e lettura fine dell’order flow

Il Footprint è uno degli strumenti più avanzati per leggere l’order flow.

Rispetto a un grafico tradizionale, permette di vedere cosa è avvenuto dentro la candela: quanti contratti sono stati scambiati sul bid, quanti sull’ask, su quali livelli di prezzo, con quali eventuali squilibri.

È uno strumento molto potente, ma proprio per questo può diventare pericoloso se usato male.

Il rischio è perdersi nei dettagli: imbalance, unfinished auction, assorbimenti, single print, livelli precisi, microstrutture. Tutte informazioni utili, ma solo se il trader ha già chiaro il contesto più ampio.

Prima viene la struttura del mercato. Poi vengono i livelli. Poi arriva la lettura fine dell’order flow.

Se si parte dal Footprint senza avere un metodo, si finisce spesso per vedere segnali ovunque.

Gli errori più comuni quando si usano i volumi

Il primo errore è pensare che volume alto significhi automaticamente entrata a mercato.

Non è così.

Un volume alto può indicare forza, ma può anche indicare esaurimento. Può indicare ingresso di nuovi operatori, ma anche assorbimento. Può confermare una rottura, ma può anche accompagnare una trappola.

Il secondo errore è usare troppi strumenti insieme senza sapere cosa si sta cercando.

Volume, delta, cumulative delta, Volume Profile, VWAP, Footprint: sono tutti strumenti utili, ma se li mettiamo sul grafico senza una logica rischiamo soltanto di aumentare la confusione.

Il terzo errore è dimenticare la gestione del rischio.

Anche la migliore lettura dei volumi può fallire. Il mercato può fare qualcosa di diverso da quello che ci aspettiamo. Per questo ogni operazione deve avere un rischio definito prima dell’ingresso.

Il quarto errore è cercare nei volumi una certezza che il mercato non può dare.

I volumi aiutano a leggere meglio. Non eliminano l’incertezza.

Come inserire i volumi dentro un metodo operativo

Per usare davvero i volumi non basta aggiungere un indicatore al grafico.

Serve un metodo.

Prima bisogna capire il contesto: il mercato è in trend, in laterale, in fase di accumulazione, in distribuzione, dentro o fuori una value area importante?

Poi bisogna individuare i livelli: supporti, resistenze, POC, VAH, VAL, VWAP, aree di volume, massimi e minimi significativi.

Solo dopo ha senso guardare il comportamento dell’order flow: aggressività, delta, assorbimenti, eventuali divergenze, reazione del prezzo sui livelli.

Infine serve la parte più concreta: dove entro, dove esco se ho torto, dove prendo profitto se ho ragione, come gestisco la posizione se il mercato parte nella direzione attesa.

Questo, secondo me, è il punto che molti trascurano.

Il trading con i volumi non è un insieme di indicatori. È un modo di leggere il mercato. E questa lettura ha senso solo se viene trasformata in regole operative.

Conclusioni

I volumi di scambio non sono uno strumento miracoloso, ma — a mio avviso — sono una delle informazioni più utili che un trader possa osservare.

Ci aiutano a capire se un movimento è partecipato, se una rottura è credibile, se una correzione è debole, se su un livello stanno entrando scambi importanti, se l’aggressività degli operatori conferma o smentisce quello che vediamo sul prezzo.

Naturalmente serve pratica. Serve tempo. Serve anche una certa disciplina nel non voler vedere per forza un segnale in ogni movimento.

Però, una volta compreso il loro significato, i volumi cambiano il modo di guardare il mercato. A me è successo, ed è stata una piacevole sorpresa.

Non si osserva più solo una candela che sale o che scende. Si inizia a domandarsi cosa c’è dietro quel movimento: chi sta aggredendo, dove si concentra il volume, quali livelli vengono accettati, quali vengono rifiutati, dove il prezzo fatica a proseguire.

È qui che il trading diventa meno impulsivo e più ragionato.

Ed è proprio su questa logica che in UniversiTrading abbiamo costruito i percorsi dedicati alla lettura dei volumi, al Volume Profile, al Footprint e all’uso operativo dell’order flow.

Non per cercare il segnale perfetto, ma per imparare a leggere il mercato con più informazioni e con un metodo più ordinato.

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